Investimenti Sicuri: Alternative al conto deposito

Una formula a metà fra investimento e risparmio che gode di sempre più popolarità in Italia è quella del conto di deposito.

Si tratta di una specie di conto corrente minimal, praticamente a zero spese e che permette al risparmiatore sia di poter contare sui servizi basilari di un conto corrente (come quelli di effettuare versamenti e prelevamenti) sia sulla sicurezza di un investimento sicuro, di piccola entità ma garantito.

Se da un lato, infatti, il conto di deposito non contempla la presenza di carte di credito, libretti degli assegni e operazioni di home banking, dall’altro permette al risparmiatore di poter contare su un tasso di interesse che su base annuale si rivelerà superiore a quello di qualsiasi altro conto corrente o libretto di risparmio.

Per fare solo due esempi, basti pensare alle linee vincolate e fisse di Santander e Widiba, che promettono interessi variabili dall’1 all’1,2% lordi.

Ma è davvero, quella del conto deposito, la soluzione migliore per chiunque cerchi un prodotto senza troppe pretese ma dalla stabilità garantita? La risposta potrebbe essere non sempre affermativa.

Chi è interessato al risparmio potrebbe infatti trarre giovamento da uno dei tanti conti corrente a costo zero, mentre chi mira all’aspetto dell’investimento potrebbe ripiegare su altre soluzioni più redditizie che vedremo in seguito.

Alternative per chi vuole risparmiare: i conti correnti a zero spese

Per aprire un conto deposito è necessario, per legge, disporre di un conto corrente d’appoggio, grazie al cui IBAN sarà possibile effettuare tutte le transazioni in entrata e uscita da e verso il conto deposito.

Pertanto, se il tuo obiettivo è quello del risparmio ma non vuoi rinunciare ai numerosi optional che sono garantiti da un conto corrente, la soluzione più adatta a te potrebbe essere proprio quella di un conto corrente a zero spese.

Da una decina d’anni si è assistito a un proliferare di questi prodotti, che cercano di ridurre al minimo le accise per il cliente riversandole sugli istituti eroganti.

Non è un caso se una banca come N26, nata quasi per gioco non più di qualche anno fa, oggi grazie al suo conto N26 sia diventata una delle più popolari a livello continentale, e dal 2018 opera anche in Italia. Il conto N26 rispecchia infatti tutte le caratteristiche del conto corrente a zero spese per eccellenza: nessun costo di apertura e chiusura, nessun costo di gestione, nessun costo per prelevamenti in Italia, costi irrisori (quando non gratuiti) per bonifici in area SEPA e prelevamenti agli ATM esteri. Su questa stessa scia si muovono numerosi altri prodotti, anche di più antica ideazione, come il Conto CheBanca! o il Conto Arancio.

Per tornare al tema di questo articolo, chi è interessato esclusivamente ad avere dei soldi in banca dovrebbe prima di aprire un conto di deposito farsi una serie di domande, come ad esempio: mi serve davvero? Ho davvero bisogno dell’1,20% di interesse? Ho voglia di dover gestire due prodotti finanziari contemporaneamente che non differiscono poi di molto l’uno dall’altro?

Se la risposta a queste domande è “no”, allora la cosa migliore da fare sarebbe quella di limitarsi ad avere il solo conto corrente (meglio se a zero spese), avendo così la sicurezza di poter dedicare tutte le proprie energie alla gestione di un unico prodotto.

Alternative al conto di deposito per chi vuole investire

C’è poi una seconda categoria di utenti, quella che non si limita a mettere da parte i soldi ma vuole farli fruttare: è questa la categoria dei piccoli e medi investitori.

Una scomoda verità sui conti deposito è che oggi non rendono più come una volta. Qualche anno fa si poteva contare su interessi pari addirittura al 4%, ma la sicurezza e la stabilità di questo prodotto hanno fatto sì che a maggiori garanzie corrispondessero minori guadagni per gli investitori. D’altronde è così che funziona il mercato.

Oggi l’investitore medio potrebbe non avere più desiderio di accontentarsi di un rialzo delle proprie quote così basso, e puntare a soluzioni più redditizie. Ne vediamo alcune in seguito.

Il social lending, o prestiti tra privati

Se il conto corrente a zero spese ha rappresentato la modernità dei prodotti finanziari, il social lending rappresenta sicuramente la contemporaneità.

Ci muoviamo nell’area dei prestiti fra pari (o prestiti peer-to-peer), resi possibili grazie ad alcune agenzie che mettono a disposizione le proprie piattaforme per far incontrare chi ha bisogno di denaro con chi è in grado di prestarne. La formula gode di una certa fortuna, poiché taglia fuori gli istituti di credito e tutte la burocratizzazione di cui questi sono portatori.

Entro certi limiti, inoltre, il prestatore può decidere quali interessi richiedere per l’ammortamento, e il tutto è garantito dalla società di gestione della piattaforma che – ottenendo un ricavo su ogni transazione – garantisce a entrambe le parti l’assoluta trasparenza e legalità in ogni momento del rapporto.

Su Smartika, ad esempio, realtà leader in Italia per i prestiti fra pari chiunque può prestare da un minimo di 100 a un massimo di 100.000€, in ben 12 mercati diversi e con tassi variabili a seconda di ognuno di questi mercati. Il prestatore pagherà l’1% delle somme prestate ancora da restituire, valore calcolato su base giornaliera e addebitato ogni fine mese.

Per fare un esempio, se metti a disposizione 3.000€ e ne presti 2.000€ a un tasso dell’8%, in un anno avrai guadagnato 160€. L’1% di commissioni non verrà calcolato né sugli interessi né su tutto il capitale che hai messo a disposizione, ma appunto su quei 2.000€ che hai effettivamente prestato e che ti saranno stati restituiti. Quello che dovrai spendere sarà quindi uguale all’1% di 2.000€, ovvero 20€.

A differenza del conto deposito, quindi, il social lending permette un guadagno nettamente superiore, sebbene di contro opera in un ambiente in cui l’insolvenza da parte dei creditori non è mai del tutto escludibile, e quindi diventa fattore di cui tenere conto.

Moneyfarm

Una seconda alternativa potrebbe essere quella di rivolgersi a un consulente finanziario, meglio se italiano e dal comprovato successo: stiamo parlando di Moneyfarm.

Nata da un’idea di Paolo Galvani e Giovanni Daprà, questa agenzia finanziaria indipendente opera dal 2011 con l’obiettivo di costituire un ponte fra gli investitori e i mercati finanziari.

Il punto forte dell’agenzia è proprio la sua indipendenza, che le permette di non dover sottostare alle politiche di Enti governativi, bancari o finanziari, potendo quindi dedicare al cliente un’attenzione mirata esclusivamente all’incremento del capitale.

In buona parte dei casi, i consulenti di Moneyfarm propongono al cliente una differenziazione dell’investimento abbastanza eterogenea, indipendentemente dalla somma depositata. Una parte del capitale sarà sempre affidata a mercati sicuri, come quelli dei beni rifugio, mentre un’altra assalirà i mercati più promettenti: in ogni caso, il rendimento positivo non dovrebbe tardare ad arrivare, anche se – c’è da dirlo – il tasso di rischio si fa più elevato rispetto a quello che deve sopportare chi investe nel social lending e sicuramente rispetto a quello di chi si limita a possedere un conto di deposito.

Di contro, l’utile finale può dare all’investitore anche belle soddisfazioni, con casi acclarati di rialzo che hanno superato il 40%.

Il servizio naturalmente ha un costo, che varia in maniera inversamente proporzionale rispetto a quanto si investe, secondo una forbice che oscilla dal’1 allo 0,30% di tale valore

I rendimenti, tuttavia, non sono da meno: chi nel 2012 ha investito oltre 50.000€ con un tasso di rischio pari a 1 (su una scala di 6) oggi può contare su un utile pari al +13,1%; chi invece ha scelto percorsi più pericolosi (livello di rischio 6) ha probabilmente avuto qualche grattacapo solo nel 2013 e nel 2016, ma a gennaio 2018 può vantare un soddisfacente +46,7%.